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L’AMORE PER ARIEL

“Bambini bambini, venite!” tutti sul tappeto presto. “Papà papà, dove ci porti stasera? – Io voglio andare in Cina, io in Australia! Perché?! Meglio l’America!” Quando furono tutti sistemati sul tappeto accanto al camino, e si misero in silenzio, Edvard cominciò il suo racconto…
Bambini miei, stasera non andremo in nessun posto, vi racconterò una favola accaduta in un posto poco distante da qui. Ma per far questo serve una buona dose di fantasia, perché scenderemo in fondo al mare, nuoteremo con milioni di pesci colorati e accarezzeremo con le nostre mani le specie marine che popolano i nostri fondali. Ma soprattutto conosceremo una splendida sirena con una coda lucente, e dei lunghi capelli rossi, che un tempo conobbi e che adesso mi siede accanto. Ariel, vostra madre.
Una mattina ci svegliammo presto io e vostra madre, tutto era pronto, la carta da disegno, il carboncino, uscimmo presto per andare giù al porto. Il rumore dei gabbiani ci accolse quando ci avvicinammo alla riva, il paesaggio illuminato da quei timidi raggi del sole nascente si stagliava davanti ai nostri occhi lucenti, tutto era colorato da una strana atmosfera che portava con sé sfumature di giallo e arancio. Un vero spettacolo. Lo scopo della nostra gita al porto era andare lì e scegliere uno scoglio. Uno scoglio?! Mi direte voi. Ebbene sì, uno scoglio. Ma non avevamo bisogno di uno scoglio qualunque, ma bensì dello scoglio giusto. Doveva essere morbido, piccolo come vostra madre, tondo ma non troppo, comodo ecco. Quel giorno, chiesi a vostra madre di indossare una camicia di seta, lei protestò un po’ all’inizio, ma poi capì. Per disegnare il bozzetto della statua, avevo bisogno di immaginarla già lì al porto, vostra madre, in tutta la sua bellezza; ancora ho l’immagine di lei che porta dietro le sue gambe, e con un gesto elegante, gira il volto a guardare il mare. Avevo studiato per bene la favola della sirenetta, ma quando vidi vostra madre, con quella camicia di seta che le segnava perfettamente la vita ed i fianchi, con quei lunghi capelli sciolti rossicci intensificati da sole, che le scendevano dietro la schiena, non ebbi più bisogno di nessuna immaginazione; Ariel era lì, davanti ai miei occhi.

La statua della Sirenetta è una scultura bronzea alta 1,25 m e dal peso di 175 kg, situata all’ingresso del porto di Copenaghen, di cui è uno dei simboli. Raffigura la protagonista, Sirenetta, di una delle più celebri fiabe di Hans Christian Andersen, La Sirenetta.
La statua fu commissionata nel 1909 da Carl Jacobsen, figlio del fondatore di Carlsberg, il quale era rimasto affascinato da un adattamento della fiaba come balletto. Fu realizzata dallo scultore Edvard Eriksen (1876-1959) e mostrata per la prima volta al pubblico il 23 agosto 1913. Eriksen usò sua moglie Eline come modella.
Pur avendo uno stile prettamente classico, Eriksen fu una specie di rivoluzionario poiché fu uno dei primi ad usare un titolo poetico per trasmettere le emozioni del suo lavoro.
L’emozione che spesso ha fatto da guida per il noto scultore infatti è l’Amore. Infatti Eriksen usa come modello di tutte le sue opere femminili sua moglie Eline, forse perché era l’unica disposta a posare per lui, o molto più probabilmente poiché animato da una profonda ammirazione e da un profondo amore per la moglie, un po’ come se fosse la sua musa. Un amore eterno che rinasceva nell’arte.
Dopo quel giorno tornammo al porto altre mille volte, soprattutto al tramonto, per capire come i raggi del sole avrebbero colpito il bronzo e come lo avrebbero illuminato, finchè un giorno, precisamente il 14 febbraio del 1913, lo confesso, vedemmo spuntare anche la luna. Sarà stato il rumore delle onde del mare che accarezzavano la riva, sarà stata la seta che vestiva Eline, non so dirvi, fatto sta che essa rimase intrisa di mare e acqua salata per tutta la notte. Un’immagine romantica che immortala eternamente l’amore sul volto della mia sirena.

ALC@artinstyle

 

Fonte immagine:  Wikipedia